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Gesta Papers del 16 Febbraio 2010

EDIZIONE SPECIALE

D.LGS. 231/01: Modelli su misura per la sicurezza sul  lavoro.

di Irene Semplici

Per la prima volta un tribunale ha condannato alcune società per violazione del Testo unico in materia di protezione del lavoro (D.Lgs. 81/08) e ha fornito una serie di importanti indicazioni sull’applicazione del decreto 231/01 a questa materia.

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Un giudice ha recentemente depositato le motivazioni della sentenza con la quale, oltre a tre persone fisiche, sono state anche pesantemente sanzionate tre società per un gravissimo incidente sul lavoro che 2 anni fa provocò la morte di 5 persone.

Recentemente, tra il 2007 e il 2008 l’omicidio colposo e le lesioni gravi e gravissime, verificatisi sui luoghi di lavoro, sono stati inseriti fra i reati “presupposto”, nei quali la società stessa ha tratto un vantaggio o avuto un interesse. Il decreto 231 aveva infatti sino a quel momento (2007) compreso solo delitti dolosi, rendendo naturale il dubbio sul fatto che se un soggetto agisce colposamente, come nel caso degli illeciti in materia di sicurezza, non lo fa per un fine criminale.

La sentenza in questione ha risposto in maniera abbastanza tranciante, indicando come la condotta alla base dell’omicidio colposo e delle lesioni gravi e gravissime sia caratterizzata da negligenza, imprudenza, imperizia, oppure dall’aggiramento di leggi o regolamenti. Se la morte o le lesioni costituiscono l’evento, proprio la condotta rappresenta il fatto colposo che è alla base dell’evento stesso. Per la sentenza «se l’evento delittuoso è il risultato della mancata adozione di misure di prevenzione, spesso è agevole sostenere che la mancata adozione di tali misure abbia garantito un vantaggio alla società o all’ente, ad esempio nella forma di un risparmio di costi». All’autorità giudiziaria spetterà il compito di accertare solo se la condotta che ha determinato l’evento (more o lesioni) sia stata provocata da scelte che rientrano oggettivamente nella sfera di interesse dell’ente oppure se la condotta gli ha provocato almeno un beneficio, senza interessi esclusivi di altri.

Quanto ai modelli, la difesa di una delle Società coinvolte aveva presentato a sua discolpa, nel corso del procedimento, i documenti di valutazione dei rischi, sostenendo l’equiparazione tra questi documenti e il modello organizzativo o gestionale previsto dal decreto 231 che, se adottato correttamente, può mettere l’ente al riparo da sanzioni. Una linea bocciata dal giudice che, norme alla mano, ha osservato come «è tuttavia evidente che il sistema introdotto dal decreto n. 231 nel 2001 impone alle imprese di adottare un modello organizzativo diverso e ulteriore rispetto a quello previsto dalla normativa antinfortunistica del D.Lgs. 81/08 s. m. e i., onde evitare in tal modo la responsabilità amministrativa». Il modello immaginato dal legislatore sul fronte della sicurezza lavoro è caratterizzato spiega la sentenza – da una finalità organizzativa, indirizzata alla mappatura e alla gestione del rischio specifico nella prevenzione degli infortuni e da una finalità di controllo sul sistema operativo per assicurarne la continua verifica ed effettività. «Non si può pensare che una semplice analisi dei rischi possa essere utilizzata per le esigenze del decreto 231». Troppi gli elementi che devono essere presenti nell’uno (per esempio le modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati o gli stessi destinatari) e che sono invece assenti nell’altra.

Una delle Società – la più grossa (condannata al massimo della sanzione pecuniaria prevista, 1 milione e mezzo di euro) – un modello l’aveva, ma nell’interpretazione del giudice, che aderisce alla tesi della Procura, tale modello risultava gravemente inadeguato su un passaggio chiave: le regole previste per la copertura dei rischi si applicavano solo nei confronti dei dipendenti della Società, escludendo quei lavoratori di altre imprese che entravano in contatto anche solo con una parte dell’attività della Società. In altre parole, lo schema organizzativo e gestionale predisposto dalla Società era indirizzato a prevenire solo gli infortuni dei propri dipendenti o di soggetti presenti nel proprio ambiente, ma non era stata prevista una procedura per il passaggio di informazioni sui rischi dei prodotti pericolosi trattati nelle relazioni commerciali con altre Società.

Il modello di organizzazione e di gestione, quindi, affinché sia idoneo ad abbia efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società, deve non solo essere adottato ed efficacemente attuato, ma anche necessariamente comportare un coinvolgimento collettivo di tutti i lavoratori (compresi quelli di altre imprese le cui operazioni interferiscono con l’attività dell’azienda) in particolare durante l’analisi dei fattori di rischio legati al luogo di lavoro e nell’individuazione delle soluzioni atte a mitigare tali rischi (comprensive anche di strumenti di comunicazione dei rischi stessi a tutti i lavoratori presenti sul luogo di lavoro, e di opportune misure di verifica e controllo).

Fonte “Il Sole 24 ore”

Gesta Sas di Renato Goretta & C. è a disposizione per ogni chiarimento in merito.

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