Acque meteoriche di dilavamento e di lavaggio aree esterne: il 30 Marzo 2010 scade il termine per mettersi in regola

Gesta Papers n. 26 del 02 Marzo 2010

Acque meteoriche di dilavamento e di lavaggio di aree esterne: il 30 Marzo 2010 scade il termine per mettersi in regola

di Irene Semplici

Con il Regolamento n. 4 del 10 luglio 2009 la Regione Liguria ha regolamentato la disciplina delle acque di prima pioggia e le acque di lavaggio delle aree esterne che si originano dalle attività produttive. Il nuovo Regolamento Regionale prevede un elenco di attività produttive (sia nuove che già esistenti) per le quali diventa obbligatorio convogliare e trattare, prima dell’emissione nel recapito finale, le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne e l’obbligatorietà di presentare entro il 30 marzo 2010 un “Piano di prevenzione e gestione”.

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Il Regolamento della Regione Liguria N. 4/2009 dà attuazione all’art. 113 del nuovo Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006).
Va preliminarmente chiarito che:
1. Per acque meteoriche di dilavamento si intende la parte delle acque di una precipitazione atmosferica che, non assorbita o evaporata, dilava le superfici scolanti; all’interno di queste, le acque di prima pioggia corrispondono a una precipitazione di 5 millimetri avvenuta nella prima parte dell’evento meteorologico, uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di raccolta delle acque meteoriche;
2. Per acque di lavaggio si intendono le acque utilizzate per il lavaggio delle superfici scolanti e qualsiasi altra acqua di dilavamento di origine non meteorica;
3. Per superficie scolante si intende l’insieme delle strade, cortili, piazzali, aree di carico e scarico e ogni altra superficie scoperta oggetto di dilavamento meteorico o di lavaggio, con esclusione delle aree verdi e di quelle sulle quali, in ragione delle attività svolte, non vi sia il rischio di contaminazione delle acque di prima pioggia o di lavaggio.
Il capo II (Art. 7) del Regolamento regionale prevede un elenco di attività produttive (sia nuove che già esistenti) per le quali diventa obbligatorio convogliare e trattare, prima dell’immissione nel recapito finale, le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne:
a) Attività soggette alla disciplina IPPC
b) Attività di distribuzione di carburante
c) Stabilimenti di lavorazione di oli minerali non soggetti a IPPC e depositi per uso commerciale delle stesse sostanze
d) Centri di raccolta, deposito e trattamento di veicoli fuori uso
e) Centri di raccolta, deposito e trattamento dei rifiuti e le discariche non soggetti alla disciplina IPPC
f) Stabilimenti e insediamenti con destinazione commerciale o di produzione di beni le cui aree esterne siano adibite all’accumulo o allo stoccaggio di materie prime, di prodotti o di rifiuti che possano provocare il rilascio di sostanze pericolose di cui alla tabella 3/A e 5 dell’allegato V alla parte terza del Decreto Legislativo n. 152/06. Tra tali sostanze si annoverano: As, Cd, Crtot, CrVI, Hg, Ni, Pb, Cu, Se, Zn, fenoli, oli minerali persistenti e idrocarburi di origine petrolifera persistenti, solventi organici aromatici, solventi organici azotati, etc.

In questi casi è previsto che i titolari delle attività predispongano un PIANO DI PREVENZIONE E GESTIONE relativo alle acque di prima pioggia e di lavaggio, redatto in conformità ad un allegato tecnico al Regolamento regionale e da approvarsi da parte dell’autorità competente al rilascio dell’AIA (per le attività soggette a IPPC) ovvero dall’autorità competente in materia di controllo degli scarichi a seconda della destinazione del recapito (rete fognaria o acque superficiali).

Al contrario, gli scarichi in acque superficiali o sul suolo delle acque meteoriche di dilavamento effettuate tramite condotte separate provenienti dalle superfici impermeabilizzate di insediamenti o comprensori industriali, artigianali, commerciali e di servizio non allacciati alle pubbliche reti fognarie e NON ricadenti nelle fattispecie disciplinate dal Capo II (praticamente tutte le altre imprese che abbiano una superficie all’aperto), sono sottoposte, prima del loro recapito nel corpo ricettore, alla disciplina di cui al Capo III, art. 21, della legge regionale 16 agosto 1995, n. 43 (“Scarichi esenti dall’obbligo di autorizzazione”). Tali scarichi, cioè, non sono soggetti ad autorizzazione (né all’obbligo di redazione del Piano di Prevenzione e gestione), ma a semplice COMUNICAZIONE ALLA PROVINCIA ed eventualmente ai trattamenti previsti da regolamenti edilizi comunali o, nell’ambito del demanio marittimo portuale, da regolamenti disposti dalle Autorità Portuali. Sono comprese le acque meteoriche di dilavamento dei tetti, delle pensiline e dei terrazzi degli insediamenti e delle installazioni, nonché la parte delle acque meteoriche di dilavamento eccedente le acque di prima pioggia di cui al capo II.

Per le attività in esercizio si dispone che i titolari provvedano ad adeguarsi alle disposizioni del Regolamento regionale (trasmissione del Piano o della comunicazione alla Provincia, a seconda che si rientri o no fra le attività previste al Capo II) entro otto mesi dalla sua entrata in vigore e quindi entro il 30 marzo 2010.

Ricordiamo che il non rispetto dei termini previsti comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 137 comma 9 del D.Lgs. 152/06.

Gesta Sas di Renato Goretta & C. è a disposizione per ogni chiarimento in merito.

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