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min lettura

Sostenibilità (CSRD) semplificata: cosa cambia per le c.d. Imprese “non obbligate”

Pubblicato
21
January
2026

Negli ultimi mesi la sostenibilità è stata vissuta da molte imprese come un terreno incerto: norme complesse, richieste crescenti di dati, timore di nuovi obblighi difficili da gestire.
Le più recenti decisioni europee segnano però un cambio di passo: più proporzionalità, più tutela, meno carico amministrativo.

Il 16 Dicembre il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure di semplificazione della CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive – ridefinendo in modo significativo il perimetro degli obblighi.
La rendicontazione di sostenibilità diventerà infatti obbligatoria solo per le imprese con oltre 1000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato. Sono state anche in parte riformulate le tempistiche: le grandi aziende che non hanno ancora iniziato a rendicontare saranno tenute a partire dal 2027 e non più dal 2025, le PMI quotate a partire dal 2028, mentre le tempistiche restano invariate per le grandi imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti.

Cosa cambia davvero per le Aziende non obbligate

Nella versione precedente della CSRD, la catena del valore rappresentava un’area grigia: grandi imprese obbligate alla rendicontazione potevano trasferire a valle – nella supply chain –richieste di dati anche molto onerose e, molto spesso, diverse da filiera a filiera aggravando gli oneri di fornitura.

Oggi questo meccanismo viene finalmente regolato.

Per le imprese fino ai 1.000 dipendenti viene introdotto un principio chiave, destinato ad avere effetti concreti nel quotidiano e nel conto economico delle Aziende: non potranno più essere richieste dai Committenti e dagli Istituti di credito informazioni di sostenibilità alle Aziende che avranno adottato lo standard VSME. Meno duplicazioni e uno standard unico.

Più tutela normativa, ma la strategia resta

La semplificazione non va però letta come un “liberi tutti”.
Al contrario, questa evoluzione normativa offre alle “non obbligateun perimetro protetto entro cui muoversi in modo consapevole.

Disporre di un set minimo di dati strutturati rimane infatti strategico:

  1. nei rapporti con clienti di maggiori dimensioni
  2. nel dialogo con banche e investitori
  3. nella gestione dei rischi e delle opportunità ESG
  4. in operazioni di crescita, passaggio generazionale o cessione aziendale.

La differenza è sostanziale: non si tratta più di inseguire richieste frammentate, ma di governare il tema con un approccio proporzionato e di valore.

Il ruolo del VSME (e perché Gesta lo considera centrale)

La posizione del legislatore europeo conferma ciò che in Gesta condividiamo da tempo con i nostri clienti: lo Standard VSME non è solo uno strumento di semplificazione, ma un vero presidio strategico per le Imprese “non obbligate”.

Un approccio graduale, coerente e dimensionato consente alle imprese di:

  1. rispondere in modo ordinato alle richieste del mercato
  2. tutelarsi lungo la catena del valore
  3. garantire la continuità aziendale
  4. costruire basi solide per il futuro, senza appesantimenti inutili.

In altre parole, il VSME permette di trasformare un tema percepito come obbligo in una leva di controllo e posizionamento.

Se vuoi capire come impostare correttamente il tuo Report di Sostenibilità secondo lo Standard VSME e intercettare nuovi mercati o mantenere l’esistente il team Gesta può supportarti in ogni fase del percorso.

Carlotta Salvatori
Sustainability Manager

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