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Direttiva UE
Trasparenza Retributiva
3
min lettura

La trasparenza salariale come opportunità di cambiamento

Pubblicato
17
February
2026

La Direttiva europea sulla trasparenza retributiva (Direttiva UE 2023/970), e il suo recepimento in Italia(che dovrà avvenire entro il 7 Giugno 2026), non comporta solo obblighi giuridici per le aziende. Questa normativa introduce un elemento forse ancora più rilevante che riguarda i sistemi di gestione del lavoro e delle persone.

Se le imprese affronteranno la trasparenza salariale in modo “difensivo”, guardando solo all’adempimento della norma, il rischio è che sia solo un fattore destabilizzante per l’azienda e per tutte le risorse che ne fanno parte. Se invece verrà affrontata come una leva per un cambiamento organizzativo (migliorativo), può davvero diventare un’occasione per rafforzare la fiducia, la chiarezza e la responsabilità nei rapporti lavorativi.

Infatti, “trasparenza salariale” non significa sapere quanto guadagna un/a lavoratore/trice, ma dare la possibilità a ogni risorsa di collocare la propria retribuzione all’interno di una distribuzione rispetto al valore mediano e perciò verificare l’allineamento rispetto a colleghi/e che svolgono un lavoro formalmente comparabile.

Negli ultimi anni, segnati da mercati che hanno visto una crisi strutturale dell’offerta di lavoro, le imprese hanno utilizzato schemi  fortemente individuali per mantenere e fidelizzare le proprie risorse: superminimi ad personam, indennità extra, percorsi di crescita differenziati, ecc. Politiche che, dal punto di vista economico e organizzativo, possono considerarsi strategiche per trattenere le competenze scarse e che spesso corrispondono al contributo effettivo e al valore della risorsa; ma che, alla luce della trasparenza, emergeranno dai report richiesti dalla Direttiva in forma aggregata smettendo di essere neutre.

Il venire a conoscenza di queste asimmetrie di trattamento può cambiare radicalmente il clima all’interno di un’organizzazione. Le organizzazioni dovranno perciò dotarsi di una narrazione – interna e esterna – e di una documentazione a supporto per rispondere alle richieste delle risorse di comprendere i divari retributivi. Si tratta di dimostrare la legittimità formale delle scelte retributive di un’impresa, ma anche e soprattutto di renderle comprensibili e difendibili. Se le disparità vengono percepite come arbitrarie e non vengono spiegate, il rischio inevitabile è la perdita di commitment e di fiducia e l’erosione del clima aziendale.

Perciò, non si tratta solo di “aggiustare” i salari caso per caso, ma di affrontare un cambiamento organizzativo più ampio e strutturale, ripensando alle politiche retributive, ai percorsi di sviluppo, ai sistemi di valutazione e alle pratiche di comunicazione interna.

Un cambiamento che non riguarderà solo i rapporti di lavoro già in essere, ma anche i processi di assunzione. Infatti, le imprese dovranno inserire, all'interno delle job description, la RAL o la fascia salariale per una data posizione e non potranno fare domande riguardanti lo storico retributivo.

Oggi, più che nel passato, trattenere le persone passa anche attraverso la capacità di spiegare e rendere credibili le differenze che sono sempre esistite ma che mai sono state affrontate.

Ginevra Goretta

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